Pubblicazione del Dr. Sergio Di Lallo e Dr. Andrea Di Lallo

Per decenni, la ricerca odontoiatrica ha studiato un metodo per la sostituzione dei denti man- canti che evitasse l’uso di protesi tradizionali che prevedono, in qualsiasi loro forma, appoggi più o meno invasivi sui denti naturali. L’interesse, quindi, si rivolse all’utilizzo di tecniche che consentissero la realizzazione di elementi artificiali per sostituire la radice dei denti mancanti.

I primi protocolli implantari prevedevano una prima fase chirurgica con inserimento dell’impianto e, dopo alcuni mesi, la scopertura del medesimo e la finalizzazione protesica.

Tale metodica in due tempi presentava degli svantaggi clinici: una maggiore morbilità per il paziente, dovendo questo subire una seconda chirurgia per la scopertura degli impianti, e l’inserzione di protesi provvisorie, spesso di tipo mobile, per tempi lunghi. Da qui la comunità scientifica inizia a orientarsi verso la codificazione di protocolli atti a caricare gli impianti o nella stessa giornata della chirurgia (eseguendo quindi il “carico immediato”) o entro una settimana (parlando in questo caso di “carico precoce”). Fattore fondamentale per effettuare il carico immediato o precoce degli impianti è l’ottenimento della stabilità primaria degli impianti stessi. La stabilità prima- ria è definita come l’intimo con- tatto iniziale tra osso e superficie dell’impianto, tale da opporsi al dislocamento che potrebbe essere indotto dai carichi masticatori e da qualsiasi altra forza presente nel cavo orale.

Cioè deve essere tale da contenere i micromovimenti in un range tra i 50 e i 150 micron. Se tali valori vengono superati non si ottiene l’osteo-integrazione, bensì la fibro-integrazione dell’impianto. Numerosi studi istologici hanno dimostrato come funzionalizzando un impianto (quindi carico immediato/precoce) si ottiene una neoformazione ossea più rapida nel tempo e un osso intorno all’impianto di migliore qualità rispetto a quelli sommersi. Attualmente, il valore minimo di torque per effettuare un carico immediato è riconosciuto in 35 Ncm.

 

L’ottenimento della stabilità primaria dipenda da vari fattori:

  • Qualità ossea

Maggiore sarà la densità ossea, più facilmente si raggiungeranno adeguati valori di stabilità primaria. Di conseguenza, sarà più facile ottenere valori adeguati posizionando gli impianti nella mandibola, soprattutto in zona interforaminale dove, da un punto di vista istologico, si ha un’elevata densità ossea; di contro, la situazione sarà meno favorevole nell’arcata mascella- re a causa della presenza di un osso meno denso.

  • Macro design dell’impianto Per quanto concerne la macro-geometria dell’impianto, le forme con un certo grado di conicità sono considerate le più idonee per ottenere un elevato grado di stabilità: tale design permette infatti di ottenere una compressione progressiva dell’osso durante l’inserimento dell’impianto stesso. È importante sottolineare come il miglioramento di mate- riali, tecniche chirurgiche e la disponibilità di nuove superfici implantari trattate ha fornito in tempi recenti la possibilità di accelerare il processo biologico per l’ottenimento della stabilità cosiddetta secondaria od osteo-integrazione: ciò riguarda la micro geometria implantare.