Pubblicazione del Dr. Sergio Di Lallo e Dr. Andrea Di Lallo

La recessione gengivale è uno spostamento apicale del margine gengivale rispetto alla sua normale posizione di 1-2 mm coronale rispetto alla giunzione smalto-cemento.
La tecnica più predicibile per il trattamento delle recessioni, in termini di copertura radicolare completa e di ispessimento del tessuto connettivo, secondo la letteratura, è la tecnica bilaminare (cioè innesti connettivali coperti da lembi peduncolati spostati coronalmente).
Al fine di prevenire la recidiva, l’ispessimento del tessuto dovrà essere maggiore di 1,2 mm, valore che rappresenta il raggio d’azione dell’infiammazione. Un tessuto la cui componente connettivale è minore di 1,2 mm viene invaso completamente dall’infiammazione, con conseguente alterazione vascolare e perdita dell’apporto nutrizionale al tessuto epiteliale, e conseguente recessione. L’infiammazione può essere sia di natura batterica (placca) che traumatica (spazzolamento).

Nei casi di recessioni multiple, il problema principale della tecnica bilaminare, sia secondo la letteratura che secondo la clinica, è la notevole entità del prelievo palatale, che può essere causa di eccessiva morbidità post-operatoria.
Per ridurre la morbidità del paziente e soddisfare le esigenze estetiche la tecnica chirurgica deve:
-trattare in una sola seduta tutte le recessioni dello stesso settore
-essere minimamente invasiva, sempre rispettando le esigenze estetiche del paziente.

Negli anni, le tecniche bilaminari sono state modificate per conferire sempre più importanza al lembo di copertura dell’innesto. Da una tecnica in cui la “responsabilità” della ricopertura radicolare veniva affidata all’innesto, e lo scopo del lembo era solo quello di fornire ulteriore apporto vascolare all’innesto stesso, si è passati ad una tecnica in cui la ricopertura radicolare è affidata al lembo spostato coronalmente e l’innesto ha il ruolo di stabilizzatore del lembo, prevenendo ed ostacolando la sua contrazione apicale.
Ciò ha portato a migliorare il risultato estetico della ricopertura radicolare.

Recentemente è stato proposto l’uso di una matrice collagenica di origine suina (Mucograft, Geistlich) quale alternativa al prelievo di tessuto connettivo dal palato. La letteratura non è concorde nell’affermare un’uguaglianza nella predicidibilità dei risultati ottenuti con la tecnica bilaminare con prelievo dal palato, in termini di ricopertura radicolare completa, mentre sembra essere comparabile l’aumento dello spessore del tessuto connettivo ottenibile con le due procedure.
Il nostro obiettivo è proporre una tecnica mista, che preveda l’utilizzo contestuale, nella stessa seduta chirurgica, di due materiali: matrice e innesto connettivale.

 

Materiali e metodi

Abbiamo trattato una paziente di sesso femminile di anni 40, in buono stato di salute, non fumatrice, che presentava recessioni multiple nel primo quadrante. E’ stato eseguito un lembo coronale bilaminare a busta in cui due denti sono stati trattati mediante applicazione di innesti connettivali e due denti mediante applicazione di Mucograft, in maniera alternata.

Risultati

A 6 mesi dall’intervento, a livello clinico, si è osservata la ricopertura radicolare completa sia nei siti in cui si è utilizzato l’innesto connettivale, sia nei siti in cui si è utilizzato il Mucograft. In tutti i siti si è osservato un aumento dello spessore gengivale.

Conclusioni

Il razionale della tecnica proposta si basa sulla capacità dell’innesto connettivale di impedire la contrazione apicale del lembo e il collasso del tessuto molle sulle superficie radicolari e, pertanto, il Mucograft non compresso può svolgere la sua funzione di raccoglitore e di stabilizzatore del coagulo, permettendo così la formazione di nuovo tessuto connettivo e l’incremento delle spessore del tessuto molle buccale.
L’uso alternato dell’innesto e della matrice consente di eseguire prelievi di tessuto connettivo palatale di entità minore, con conseguente notevole riduzione della morbidità post-operatoria. Saranno necessari ulteriori studi comprendenti un maggior numero di pazienti ed un follow-up a più lungo termine per confermare la validità di questa tecnica.